Sociale, Tiso(Accademia IC): “Si a salario minimo contro povertà lavorativa”
“Generalmente, il lavoro è spesso considerato la principale via d’uscita dalla povertà. Tuttavia, negli ultimi anni si è diffuso un fenomeno che mette in discussione questa idea: la povertà lavorativa, conosciuta anche come working poverty. Si tratta di una condizione in cui una persona, pur avendo un’occupazione, non riesce a raggiungere un livello di vita dignitoso. In particolare, la povertà lavorativa si verifica quando il reddito da occupazione è insufficiente a coprire i bisogni essenziali: abitazione, alimentazione, salute, istruzione e partecipazione alla vita sociale. Non riguarda solo chi percepisce salari molto bassi, ma anche chi lavora in modo discontinuo o precario. Questo fenomeno è sempre più rilevante nelle economie avanzate, dove la crescita dell’occupazione non sempre si traduce in un miglioramento delle condizioni di vita. Questo preoccupante fenomeno colpisce soprattutto giovani all’ingresso nel mercato del lavoro, lavoratori con bassa qualificazione, famiglie monoreddito, migranti e donne, soprattutto in presenza di lavoro part-time. Non si tratta quindi di una condizione marginale, ma di una realtà che coinvolge una parte significativa della popolazione attiva. Che fare? A giudizio di Accademia Ic contrastare la povertà lavorativa richiede interventi su più livelli: dall’introduzione del salario minimo a politiche fiscali più eque; da investimenti in istruzione e formazione al sostegno alle famiglie e ai redditi più bassi, fino alla regolamentazione del lavoro precario. Anche le politiche promosse dall’Unione europea, come il Pilastro europeo dei diritti sociali, puntano a garantire condizioni di lavoro più eque e inclusive. Non basta infatti creare posti di lavoro: è necessario garantire che siano di qualità, capaci di assicurare stabilità e dignità. Affrontare questo problema significa ripensare il rapporto tra lavoro, reddito e benessere, per costruire un modello economico più equo e sostenibile. Solo così il lavoro potrà tornare a essere uno strumento reale di inclusione sociale e non una condizione che, paradossalmente, convive con la povertà”.
Così, in una nota, Carmela Tiso, portavoce nazionale di Accademia Iniziativa Comune e presidente della associazione Bandiera Bianca.